47) Revel. Gli intellettuali come sintomi dei nostri mali.
Il disinteresse per la verit e il servilismo verso le mode, che
tanti intellettuali dimostrano, porta Revel a ritenere che essi
non sono i medici dei nostri mali, ma piuttosto i sintomi.
J.-F. Revel, La connaissance inutile [La conoscenza inutile,
1988].

 Nel loro rapporto con le idee, gli intellettuali non si
comportano, abbiamo visto, diversamente dagli altri uomini. Come
la maggior parte di noi, essi le considerano strumenti al servizio
non tanto della verit e di una saggia decisione, quanto di una
concezione che hanno deciso di difendere e della causa che
vogliono servire, fosse anche suicida. Solo settori molto
specifici, nei quali la scienza impone di eliminare o delimitare
espressamente il ruolo della soggettivit, sfuggono alla regola,
che gli scienziati stessi tra l'altro seguono solertemente non
appena si discostano dal loro ambito specifico. Nei campi in cui
la salvaguardia della verit e l'accettazione imparziale di tutte
le informazioni, quali che siano, dipendono esclusivamente dalla
buona fede, la proporzione degli uomini interessati anzitutto alle
conoscenze disponibili, quando si tratta di esprimere un giudizio,
non mi pare pi elevata tra gli intellettuali che tra i non
intellettuali, sempre che sia possibile stabilire una frontiera
precisa tra le due categorie. Quindi il problema degli
intellettuali, cos come viene continuamente ribadito, mi sembra
un falso problema. L'unico problema vero  quello in generale
della nostra cultura, di una cultura cio che non riesce a gestire
se stessa conformemente a quei criteri che essa stessa ha
formulato come i presupposti del suo successo. Gli intellettuali,
 vero, incarnano pi visibilmente questa contraddizione, perch
manipolano un materiale concettuale pi abbondante. Ma loro si
limitano a spingere fino al parossismo un comportamento umano
generalizzato. A ogni modo,  fuor di dubbio che non fungono
affatto da guida, contrariamente a tutte le loro aspirazioni e
pretese. Se da parte degli intellettuali non mancano le prese di
posizione lucide e coraggiose, non si pu dire che essi ne abbiano
il monopolio, anzi, hanno indicato la via sbagliata pi spesso di
quella giusta. L'ideologia naturalmente fa pi guasti tra gli
intellettuali che tra i non intellettuali, si alimenta, si
consolida in loro con un dispendio di energia che la rende pi
impermeabile alle smentite della realt o agli argomenti degli
oppositori. Per questo motivo, lungi dal migliorare i difetti
della nostra civilt, gli intellettuali contribuiscono ad
accentuarli. Lungi dall'essere i medici dei nostri mali, ne sono
piuttosto i sintomi. Ci che non funziona tra gli intellettuali
rivela ci che non funziona nella societ tutta. Loro ne
ingrandiscono semplicemente gli aspetti.
[...].
Un medesimo errore che cambia perpetuamente oggetto, ma non
natura, pu essere definito una moda. E come potrebbero gli
intellettuali servire da guida alla societ quando il loro
servilismo rispetto alle mode supera in media quello degli altri
membri della societ? In effetti c' da restare sbalorditi dal
conformismo degli intellettuali presi come gruppo sociale, dalla
frequente mancanza di originalit dei loro commenti, dalla bella
concordia con cui si sono buttati a capofitto in tutte le mode
filosofiche, in ispecie nel dopoguerra, perch il difetto si
accentua col tempo. Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da
loro,  ben raro che diano un giudizio autenticamente personale
sulle idee in voga.
J.-F. Revel, La conoscenza inutile, Longanesi, Milano, 1989,
pagine 354-355 e 356.
